Condivisione e nicchie, come evolve il linguaggio dei social media

Siamo di fronte a una nuova ondata di piattaforme che sta registrando una crescita più graduale ma significativa, soprattutto tra gli zoomer. D’altronde per le aziende resta una verità incontrovertibile: quando non possiedi una piattaforma, non puoi controllare veramente le interazioni con il tuo pubblico”.

Così chiosa su Venture Beat John Kim, co-fondatore e Ceo di SendBird, chat aziendale di ultima generazione adottata da oltre 250 milioni di lavoratori. Secondo Kim, i social media starebbero cambiando pelle, evolvendo in modo molto diverso rispetto alle modalità in cui li abbiamo utilizzati finora.

Oggi 5,44 miliardi di persone utilizzano gli smartphone, pari al 68% della popolazione mondiale. E ci sono 4,76 miliardi di utenti sui social network, al di sotto del 60%. Secondo il rapporto di Digital Trends redatto da We Are Social e Hootsuite del 2023, c’è un rallentamento della crescita negli ultimi mesi, un + 3% annuo. I social media attraversano una crisi che è sia reputazionale, sia economica.

Lella Mazzoli, professore emerito di Sociologia della Comunicazione dell’Università di Urbino, afferma che “L’uso dei social ha rappresentato una novità cui non abbiamo potuto sottrarci. La partecipazione diretta alla vita delle persone e l’essere protagonisti in una community sono stati elementi centrali nella scelta obbligata a essere attivi online. Poi tutto è cambiato: a causa dell’algoritmo oggi se non si sponsorizza, si ha difficoltà a generare attenzione e rilevanza. Ma c’è altro. I social si sono evoluti perché sono arrivati nuovi utenti molto giovani che hanno iniziato a starci dentro diversamente”.

A cambiare sono soprattutto i linguaggi, le regole di coinvolgimento e riscrive le dinamiche del gioco legate ai consumi e alla socialità. Fenomeni impattanti come Fortinite per il gaming, gli stream video di TikTok, i filtri di Snapchat e la disintermediazione tipica delle blockchain favoriscono la creazione di nicchie che condividono tra loro i contenuti.

Intanto, la generazione Alpha (i giovanissimi nati nei primi anni degli anni dieci del nuovo Millennio) familiarizza con Roblox, applicazione che insegna le basi della programmazione informatica. “Programmare vuol dire stare dentro, essere parte integrante. Così tornano di estrema attualità le riflessioni legate agli user generated content, cioè ai contenuti generati dagli utenti. Concettualmente quello che accade è molto simile, anche se non si producono solo contenuti, ma si entra nel meccanismo della creazione di qualcosa. Per chi programma in modo professionale e per le aziende tutto ciò potrebbe creare qualche problema come quello del controllo”, dice Mazzoli.

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